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Il dispositivo di battaglia

Cominciare l’esperienza analitica vale a cominciare la battaglia. La battaglia presuppone che non c’è più nemico, non c’è più ostilità, non c’è più il negativo davanti e, soprattutto, non c’è più soggetto. La battaglia si rivolge quindi alla costruzione di ciò che progetto e programma propongono.
Dato che non c’è più soggetto, non c’è più capro espiatorio, non c’è più vittima, non c’è più il persecutore. Non c’è più chi vuole e chi non vuole, ma s’instaura l’occorrenza.
Si tratta di vivere vivendo. Si tratta di fare facendo.

Non c’è più rimando, non c’è più riserva, non c’è più remora propria né altrui.
“Non c’è più”, ossia si tratta di teorema, non di magia o di negazione della realtà.

Si tratta dell’instaurazione di un’altra realtà. È la realtà della parola con la prova di realtà: l’impossibile dell’avere e l’impossibile dell’essere. Per via di realtà, non c’è più ontologia.
La dissipazione dell’ontologia avviene per via teorematica e assiomatica; quindi, analizzando il fantasmatico e formulando l’assioma che l’analisi, con l’assoluzione, rilascia.
E questo non idealmente, non per via di auspicio o di attesa, ma nel gerundio. Il gerundio, modo della pulsione, trae pulsionalmente l’esperienza a scriversi.
Non c’è più soggetto della deduzione, della seduzione, dell’abduzione.

Non c’è più soggetto della suggestione, in quanto la suggestione si avvale della metafora, della metonimia, della catacresi, quindi l’interpretazione, la sfumatura, l’influenza.
Non c’è più il soggetto della suggestione politica verso il buon senso o della persuasione politica verso il consenso; non c’è più il soggetto dell’influenza politica verso il senso comune.
La suggestione è un frutto della struttura dove funziona il nome, la sintassi. Frutto della Sintassi. Il frutto procede dal lavoro e dalla elaborazione.

La persuasione è un frutto della struttura dove funziona il significante, la Frase. Frutto della Frase, che procede dalla trovata e dall’elaborazione.
L’influenza è un frutto della struttura dove funziona l’Altro, il Pragma. Frutto del Pragma che procede dal riso e dall’elaborazione.
L’abolizione della struttura della parola, quindi l’abolizione della Sintassi, della Frase, del Pragma trae al concetto e alle cosiddette “convinzioni personali” e alle “certezze personali”.
Come può avvenire il teorema, frutto dell’analisi, se la certezza non è esplorata, messa in questione, dissipata? La certezza è anche l’altro nome dell’ontologia e del fantasma materno. La certezza designa che il tempo è finito o sta per finire. Per il fantasma materno noto come discorso isterico si tratta del pericolo di fine (fine del tempo), per il fantasma materno noto come discorso paranoico si tratta del tempo che è già finito, quindi della rigenerazione. Espiazione in nome della purezza e palingenesi.

La disposizione all’in-certezza inaugura l’auditorium in cui le cose si odono; questa disposizione è indice dell’apertura, il cui modo è giuntura e separazione. La certezza postula che il giudizio è già avvenuto, che il fatto è monolitico, che non c’è lettura né scrittura di ciò che avviene: con la certezza ciò che conta è il passato e ogni cosa è già segnata.
Con la certezza è espulsa dalla parola la piegatura, sia per quanto attiene al malinteso sia  per quanto attiene all’intelligenza come arte del malinteso. Allora, senza piega, l’inspiegabile diventa opera divina o maligna: il soggetto agente.
La certezza nega la crescita, l’aumento, il rilancio, la distrazione: al loro posto è imposta l’algebra. Quindi la totalità e la somma.

La battaglia è senza soggetto agente, senza soggetto combattente, senza soggetto combattuto (dal dubbio o dalla certezza), senza soggetto reduce dalla battaglia. La battaglia non finisce, non è mai finita. La battaglia è un cifrema del tempo, è un cifrema dell’intellettualità. Con la battaglia avviene l’esigenza dell’ipotesi in direzione della luce. L’ipotesi di luce è l’ipotesi impensabile, fuori dagli schemi e dal sistema.
La battaglia è senza dati, perché si rivolge all’avvenire e non al passato e si avvale di ricerca e impresa. La battaglia non poggia né sul possibile né sul probabile: si rivolge a che ciò che si fa si scriva. È battaglia per la riuscita.
In questa accezione la battaglia è dispositivo di vita, per la riuscita, per la soddisfazione. Ma non è finalizzata a questo: non è teleologica né ontologica.
Non c’è cifrematica senza battaglia.


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