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La domanda, l’amore, il transfert

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Il valore della vita

La domanda, l’amore, il transfert

L’amore e l’economia

La questione dell’amore è la questione della vicenda della domanda, con particolare riferimento al dare. Non già l’essere, non già l’avere, ma il dare.
Non si tratta di fare per amore o di dare per amore, sarebbe ancora nel senso di un debito da estinguere.
È l’amore a dare. È l’amore che dà. E non è prestabilito, o conosciuto, o già decidibile cosa sia dato. E l’amore è contrassegnato dal dare.
Il proverbio dell’amore è che l’amore dà quel che non ha e più ne dà e più ne ha.

La domanda è custodita dall’amore, cioè l’amore è custode della pulsione di ricerca. Custode della ricerca e del modo con cui la ricerca si scrive.
Se l’amore è presunto essere relazione interpersonale, (“tu sei il mio amore”), o è presunto potersi rivolgere a un oggetto che ne diventerebbe il bersaglio, entra allora in una mitologia transitiva della quantificazione, del dosaggio, diventa cannibalico.
“Io ti amo”: e già l’amore non c’è più. “Io amo” è già l’enunciazione paradossale che vorrebbe significare l’io come soggetto. “Io ti amo” vorrebbe addirittura presumere di sapere dove l’amore si rivolge. “Io ti amo” e subito segue “ti voglio”. “Tu sei mia/sei mio”.
L’amore è senza possesso e senza possessione. L’amore non è il sentimento su cui poggiare un’armonica visione del mondo che, inesorabilmente, ha la sua altra faccia nella rivendicazione, come da sempre e oggi più che mai le umane vicende, politiche e non solo, dimostrano ampiamente.

L’amore è ciò che custodisce la ricerca e non finisce. L’amore non è quel “sentimento” umano che significa il sentire attrazione per un altro simile, ma ciò che custodisce la ricerca nel suo orientarsi verso il valore della vita.
L’amore è il custode della ricerca e della sua scrittura. E quindi è l’economista per eccellenza.
Qual è la materia dell’amore? A cosa si rivolge l’amore? Come l’amore non si risolve nel discorso dell’amore?
Se la struttura dell’amore è attraversata e intesa allora non fa paura, perché non entra nella rappresentazione di sé o dell’Altro, non entra nella rappresentazione del finalismo o della fine.

L’economia non è il risultato di una partita doppia su cui possa istituirsi l’amministrazione di qualcosa, con l’economia qualcosa incomincia e si avvia in direzione della qualità. L’economia esige questa scrittura.
L’economia è un altrove, l’altrove della ricerca: come la ricerca si scrive. Istanza del cominciamento e della scrittura della ricerca.
Il transfert introduce all’economia e all’amore, alla finanza e all’odio. Che vi sia scrittura della ricerca, scrittura sintattica con il commercio e scrittura frastica con la produzione, è essenziale perché s’instauri l’amore.



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