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Il blog di Ruggero Chinaglia

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07Ago2015

Ascoltare il sintomo

  • Di Ruggero Chinaglia
  • 10 Tag

Quando un dettaglio, un episodio, un aneddoto entra nel racconto non è più com’era creduto essere accaduto, diviene altra cosa.
Quando qualcuno si reca per esempio dal medico e gli racconta i sintomi o i pretesti che l’hanno condotto lì, se il medico si attiene alla casistica, a ciò che la “letteratura medica” riporta di quel sintomo, quella persona è spacciata: entra nella letteratura come lettera morta, diventa un caso comune, per cui non verrà colta la specificità della domanda che l’ha condotta, tramite quel sintomo, dal medico.

Il medico non è l’impostore delle mani che guarisce magicamente, occorre sia interlocutore, dia indicazioni che tengono conto della specificità del caso, tenga conto delle implicazioni di quel sintomo e di altre cose che vi si combinano: il più delle volte si tratta di un grido di allarme che esige di essere ascoltato.

Come ascoltare il sintomo? Il sintomo indica la necessità di una variazione, perché qualcosa in quella vita deve variare, perché c’è un’abitudine che opprime quella vita volgendola a sistema.

Il sistema termodinamico punta all’equilibrio, ma quell’equilibrio è la morte: è noto che quando un sistema termodinamico giunge all’equilibrio muore. Questa è la questione che oggi la medicina occorre che intenda. La tecnologia medicologica, che esclude la medicina a favore del discorso sanitario, non fa che contare i decessi, mentre è sempre più raro che fornisca indicazioni di vita.


 



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