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I mezzi della parola e gli strumenti della vita

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I mezzi della parola e gli strumenti della vita

 

Mezzi e strumenti della parola, mezzi e strumenti della vita.
I mezzi della parola sono le sue particolarità. Secondo le particolarità s’instaurano gli strumenti della parola. Gli strumenti sono ciò che serve alla costruzione. La costruzione si avvale degli strati infiniti di ciò che si scrive, un palinsesto infinito di ciò che si struttura e si scrive. E ciascuno strato si integra con quelli precedenti: questa integrazione vanifica la cronologia a vantaggio della costruzione integrale, l’intero.

Procedere per integrazione che cosa comporta? Impossibile la resa dei conti, impossibile la somma algebrica, il cui modello è l’equazione algebrica che deve azzerare, parificare, omologare. Senza l’algebra come modello ispiratore della condotta, come stabilire chi è il persecutore e il perseguitato? Come stabilire chi è la vittima e chi il carnefice, il despota che gode e il soggetto cui è impedito l’accesso al godimento?

Qualcosa appare strano e produce sospetto? Dall’economia dell’apertura, dalla messa in sistema dell’alto/basso si può sempre sospettare che ci sia sotto qualcosa, che ci sia chi sta sopra e chi sta sotto e quindi occorra ribaltare la situazione, ribellarsi, dimostrare che chi stava sotto può invece stare sopra. Alto /basso si volge in sopra o sotto: il soggetto agente deve mettere le cose sottosopra per dimostrare di avere ancora la padronanza sulla situazione, che sta per sfuggire di mano, che è già sfuggita di mano. Che mai sta in mano.

La situazione non è mai stabile: la situazione/posizione è proprietà del sembiante, dell’oggetto della parola, che è oggetto mobile e per la sua posizione mobile ora è causa di godimento, ora è causa di desiderio, ora è causa di verità. Posizione mobile: impossibile assumere la posizione, tenere la posizione, tornare in posizione, mettere in posizione.

Il senso e il godimento, il sapere e il desiderio, la verità non si rivolgono alla loro causa, si rivolgono alla costruzione, al destino, alla cifra.
Il problema, nel caso del sospetto, è che il sospetto non si attiene agli effetti del percorso di ricerca, vuole una verità svelata, per smentirla!

Qualcosa appare strano e produce paura? Ciò che è estraneo al domestico, ciò che è barbaro, forestiero, ciò che risulta straniante può fare paura: paura come indice o sentinella di ciò che sta nella domanda ma ancora non ha trovato annunciazione. Improvvisamente, è come se ciò che stava nascosto si palesasse, sfuggisse al controllo e comportasse un surplus di controllo, di padronanza per contenere la forza del rivolgimento che tende a sapere, a chiarire di cosa si tratti. Questa paura produce inquietudine, impossibile stare fermi con questa curiosità, impossibile fare come non ci fosse, impossibile non puntare alla soddisfazione di questa istanza.

In questo modo si avvia la ricerca, con l’esigenza della ricerca. Anche con dolore, anche con il lutto, anche con angoscia, anche con smarrimento, anche con spaesamento; tanto più elevati quanto più vige la credenza di essere sufficienti a se stessi, di essere padroni di se stessi, di essere agenti di se stessi.
Su questa ipotesi di padronanza, su questa ipotesi di sufficienza, sorgono i discorsi di padronanza, le ideologie, le filosofie, le psicologie. Questi discorsi sorgono per affermare un sapere, come sapere dominante.

Senza queste ipotesi che diventano anche ipostasi, postulati, credenze senza verifica perché ormai entrate nell’uso comune, nell’umano, sta la parola con la sua lingua, o meglio con le sue lingue: lingua della ricerca, la lingua di Babele, lingua dell’impresa; la lingua della Pentecoste, lingua diplomatica o la lingua della qualificazione. Lingua dell’oralità, lingua del testo, lingua della scrittura, lingua della memoria. Lingue che non s’imparano, lingue che procedono dai mezzi della parola e procedono con gli strumenti della parola. Queste lingue esigono la memoria e la sua scrittura. La memoria assoluta, memoria attuale, non memoria dell’atto o del passato, ma memoria in atto, quindi senza riferimento a nulla che non sia la parola nella procedura del dire.

Chi parla queste lingue non può più litigare. Non ha da rivendicare, non ha da stabilire un primato, né etico, né legale, né clinico, né cifratico. Non ha da stabilire una supremazia, non ha da stabilire una prestanza, né una prevalenza: non ha da stare sopra nulla e a nessuno.

Senza i mezzi e gli strumenti della parola, s’instaura la credenza nella lingua universale: si crede che tutti parlino la stessa lingua, dove si dice “pane al pane e vino al vino”. Lingua del parlare franco. “Le dico francamente…”. Lingua del litigio, dove ognuno presume di avere ragione e di dovere o potere o sapere dimostrare la propria ragione.

Lingua senza i mezzi della parola, cioè senza le particolarità: funzioni, dimensioni, stigmi, idee, relazioni. La lingua e gli strumenti. Gli strumenti procedono con la costruzione, si acquisiscono incessantemente con la costruzione.

La struttura, la memoria sono secondo le particolarità; il senso, il sapere, la verità sono effetti nel percorso culturale di ciascuno.
La struttura, l’industria della parola, per la costruzione. La struttura esige la costruzione. Senza litigio, perché non v’è il primato di qualcosa o di qualcuno, nella struttura, né nella costruzione. Va in direzione del destino e quindi è senza antecedenti e conseguenti.


 



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