Telefono: 049 8759300
Facebookgoogle_pluslinkedinyoutube

L’elemento. La parola e la domanda

/

Padova, La follia e la pazzia. La clinica. 

L’elemento. La parola e la domanda

L’ignoranza strutturale della parola è l’ignoranza del valore di ciascuna cosa e di ciascun elemento. L’avvenire esige la domanda e la fede di dio, quale operatore per la riuscita. Senza deleghe, remore, riserve, pregiudizi fondamentali. Senza fondamenti.
Quali gli elementi della domanda? La forza non è energetistica né metafisica. Pulsione linguistica. La spinta che ciascun elemento trae dal disagio, dall’ironia. La domanda articola la spinta in direzione della qualità. E la domanda è la forza stessa.

Nulla di fatalistico. Nulla di predeterminato. Il viaggio esige gli elementi, la parola, la domanda, il processo di qualificazione e procede secondo la logica. Nessuna sostanza, nessuna inerzia. Nessuna ontologia. Il viaggio procede nello statuto della parola, nello statuto intellettuale, nello statuto del parlare: quando ciascun elemento incontra la proprietà intellettuale, e diviene cifrema del viaggio. Il cifrema non è assegnabile al personaggio, alle figure della soggettività, ma qualifica gli elementi della domanda. Il viaggio è nel gerundio, dove l’attuale si scrive.

Che cosa indica che l’esperienza di qualificazione è in corso? La dissipazione della soggettività. La soggettività è l’idea agente di sé, per esempio, l’idea per cui qualcosa risulta impossibile da fare per le giustificazioni addotte dall’idea agente. L’idea agente contribuisce alla misurazione del passo, del gesto, delle conseguenze di ciò che si vorrebbe fare ma che la paura interviene a impedire.

“Che fare da grande?”. Come osare la risposta senza l’abuso? Senza il rischio?
La paura invoca il maternaggio, la protezione quale suo antidoto. E chi si crede figlio di mamma attende che la mamma si occupi di lui preservandolo dal rischio di riuscita. Il mammismo è l’idea di un privilegio di nascita o per nascita. Il mammismo ha molte rappresentazioni della madre, ma non giunge al suo mito, alla cifratura intellettuale della madre come indice del malinteso. Non ammettendo il malinteso il bisogno resta negato, l’abuso linguistico del bisogno e del suo rischio resta interdetto. E l’Altro (o la madre), diventa severo, respingente, segno dell’amore o del rifiuto, diventa amico o nemico. L’Altro (o la madre) oscilla tra un’idea di bene e di male.

Il maternaggio può costituire un fondamento rispetto all’idea di sé. L’idea di riparo come fondamento: questa idea già indica un’idea di sé come bisognoso. Soggetto debole, indifeso.
Come se non si tenesse conto degli elementi della domanda. Degli elementi della parola. Degli elementi intellettuali. I greci chiamavano elemento la lettera, quale costituente la sillaba e la parola. Stoicheion in greco, elementum in latino, indicava ciò che entra nella serie, anche l’ordine della serie.

Elemento è ciò che giunge all’indivisibile per via di divisione o ciò che per via di analisi giunge all’assoluzione? Quali sono gli elementi della parola? Chi può dire di conoscere gli elementi? Mendeleev, con il suo Sistema periodico degli elementi, intende per elementi gli atomi. Ciò che non è più ulteriormente divisibile. L’insecabile. È un aspetto.
Di cosa si tratta nell’elemento? Elemento primario o elemento originario?
La questione non è irrilevante dato che si tratta della parola. E da come viene considerato ciascun elemento il viaggio procede o non procede. L’elemento come rappresentazione della sostanza elementare, rimanda all’idea di origine, di sostanza prima. Che ne è dell’elemento senza origine?
Intorno al fantasma di origine e dunque al fantasma di morte ruota la psichiatria e ogni disciplina che si fondi sul soggetto, ossia sull’animalità anfibologica circolare.
La serie. La serie è secondo il  numero. Secondo la logica particolare. L’elemento entra nella serie ripetendosi, ossia differendo da sé. Nessun elemento è identico.
Gli elementi, le cose.
La cosa: quel che non si può dire. L’indicibile della cosa. L’afasia originaria. Senza padronanza. La lingua non segue la volontà di dire, ma è il frutto della combinatoria linguistica, di elementi e cose, per integrazione. Secondo il numero singolare triale e il numero diadico.


 



Condividi
Facebooktwittergoogle_pluslinkedin